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Il Ceo Group del «Leone», Philippe Donnet "Generali ai vertici in Europa per solidità patrimoniale"

A pochi giorni della pubblicazione dei risultati 2020 del gruppo che hanno mostrato la solidità della compagnia anche nell’annus horribilis della pandemia, il Group CEO di Generali, Philippe Donnet, fa il punto sui temi strategici che caratterizzeranno l’anno in corso in un’intervista esclusiva alla redazione di Intermedia Channel. Ciò che attende i manager triestini è un cammino impegnativo in uno scenario caratterizzato ancora da molte zone d’ombra. Tra le schiarite c’è quella rappresentata dal quadro politico italiano con la nomina del nuovo governo guidato da Mario Draghi. E proprio da lì, dal giudizio sul nuovo esecutivo, che inizia la conversazione con Donnet. «Draghi è tra le personalità più eminenti del panorama internazionale e, con la sua autorevolezza, può essere la persona giusta per aiutare il paese ad uscire dalla crisi e preparare il rilancio. Credo che Draghi potrà dare un impulso importante anche alla ripresa in Europa, alla quale, come Generali, contribuiamo con il fondo Fenice 190».


Dottor Donnet, l’anno si è aperto per Generali con l’annuncio dalla nuova struttura organizzativa. La novità maggiore sembra rappresentata dall’aver integrato le competenze dell’area Insurance e Reinsurance con l’Investment Management, affidando a Sandro Panizza la carica di Group Chief Insurance Investment Officer. A che logica risponde questa unificazione? Si capisce il senso di questa decisione nel ramo vita, dove l’underwriting e la gestione finanziaria vanno a braccetto, ma anche nei rami danni si manifesta la stessa simbiosi?

«La scelta di creare la nuova struttura “Insurance & Investment” colloca oggi Generali all’avanguardia nell’industria assicurativa, attraverso la gestione integrata delle attività di underwriting e delle competenze negli investimenti. Questo approccio innovativo non si limita al segmento Vita ma comprende l’intero business assicurativo, dunque anche il segmento Danni e l’attività di reinsurance. Riteniamo che in questo modo possiamo incrementare ulteriormente la gestione disciplinata dell’asset liability management. Inoltre, le competenze nello sviluppo dei prodotti assicurativi verranno ulteriormente rafforzate. Potremo così rispondere al meglio alle esigenze dei clienti».


Gli assicuratori sono abituati a navigare nell’incertezza ma il 2021 è, sotto questo profilo, molto sfidante. Ai rischi derivanti dai tempi di uscita dalla pandemia, si associano le preoccupazioni sull’economia ed in alcuni paesi, com’è stato fino a poco tempo fa anche in Italia, anche incertezze politiche. Che anno vi aspettate dal punto di vista del business assicurativo? i tassi d’interesse ultrabassi penalizzeranno la raccolta vita? La consapevolezza dei maggiori rischi indotta dalla pandemia favorirà, viceversa, una maggiore domanda di coperture danni e salute?

«Partiamo dalla considerazione che le Generali sono entrate nella crisi pandemica da una posizione di forza. Il lavoro compiuto negli anni precedenti si è focalizzato sul rafforzamento della solidità patrimoniale. Da questo punto di vista, la Compagnia è oggi ai vertici del settore europeo, con il Solvency II Ratio più alto rispetto ai peers. E questo nonostante il 2020 e i primi mesi del 2021 siano stati segnati, purtroppo, dalla diffusione del Covid-19 a livello globale. Per quanto riguarda i tassi di interesse, siamo consapevoli che l’attuale scenario è destinato a durare ancora a lungo. Ecco perché abbiamo cominciato a cambiare il Vita prima di tutti. Oggi puntiamo sui prodotti ibridi, poiché non si tratta più soltanto di un business fondato su gestione separata e garanzie. Noi intendiamo offrire ai clienti servizi di protezione a 360°, con una parte di garanzia di capitale, di protezione per morte e invalidità, e prodotti di investimento come le polizze unit-linked. Per quanto riguarda la domanda, la trasformazione del nostro Gruppo si basa sull’ambizione di essere “Partner di Vita” dei clienti. Questo, nel concreto, si traduce nella massima flessibilità attraverso prodotti modulari, in un’offerta di assistenza e consulenza con una copertura completa 24/7».


Su un’industria tradizionalmente iper regolamentata com’è quella assicurativa gravano due scadenze importanti che probabilmente entreranno in vigore contemporaneamente (la revisione di Solvency II e l’IFRS17. Le nuove regole di solvibilità, nelle ultime proposte dell’Eiopa, sembrano annunciare un appesantimento dei ratio patrimoniali che alcuni consulenti iniziano a stimare in alcune decine di punti base. Potrà essere spalmato nel tempo (5 anni) ma non potrebbe risentirne il monte dividendi delle compagnie? Per un gruppo come Generali il tema sembra rilevante.

«In questo periodo, Solvency II ha dimostrato di funzionare e ha creato le condizioni affinché le compagnie possano resistere bene agli shock. Non vedo motivo di cambiare, perché è una direttiva che è stata voluta per affrontare crisi importanti e si è capito che funziona bene. Come dicevo, Generali ha una solidità patrimoniale al vertice del settore. La strategia “Generali 2021” ha dimostrato la sua efficacia grazie ai risultati raggiunti nell’attuale contesto facendo leva sui nostri punti di forza: il focus sull’eccellenza tecnica, una forte rete distributiva e un modello di business diversificato. Questo ci permette di guardare con fiducia al futuro».


Un anno di difficoltà del mercato assicurativo, con la valutazione degli asset in diminuzione, potrebbe rappresentare il contesto più favorevole per un’attività di M&A. Finora Generali si è caratterizzata per acquisizioni di entità piuttosto modesta. L’anno in corso potrebbe riservare novità?

«A partire dal lancio di “Generali 2021”, Generali ha effettuato importanti e rilevanti operazioni in linea con piano strategico, che prevede il rafforzamento della leadership in Europa: mi riferisco alle acquisizioni di Adriatic Slovenica e Concordia in Europa dell’Est, e di Seguradoras Unidas in Portogallo. Inoltre, alla fine del 2020, abbiamo rafforzato la nostra presenza in Grecia con l’acquisizione delle attività di Axa e con l’estensione dell’accordo di bancassurance con Alpha Bank fino al 2040. Abbiamo poi concluso un’importante partnership strategica con Cattolica, e anche nell’asset management, in linea con la strategia, abbiamo effettuato una serie di acquisizioni come ad esempio l’importante operazione di Sycomore. Continuiamo a valutare le opportunità sul mercato, in maniera disciplinata e opportunistica, e confermiamo che l’M&A resta uno dei driver del piano strategico».


Digitalizzazione e rete agenziale. I periodi di lockdown imposti da Covid 19 hanno molto accentuato il lavoro da casa ed i contratti telematici, anche nel settore assicurativo. In questo contesto l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali (Intelligenza Artificiale, Big Data, etc.) prosegue senza interruzione. Sono tecnologie che spiazzano le reti tradizionali agenziali oppure al contrario sono di supporto e favoriscono proprio l’attività delle agenzie? Quali programmi sta attuando Generali per promuovere tra i propri agenti una maggiore conoscenza ed utilizzo dei nuovi strumenti digitali?

«L’evento pandemico ha accelerato un cambiamento che era già in atto. Nel nostro piano avevamo infatti previsto oltre un miliardo di euro di investimenti per l’innovazione e la trasformazione digitale del Gruppo. Nel mondo post-Covid, le nostre reti di agenti resteranno al centro del modello distributivo. Il nostro approccio prevede infatti l’integrazione tra fisico e digitale. Un esempio è il nostro Digital Hub. Una piattaforma omni-canale per clienti, agenti e potenziali clienti, accessibile attraverso tutti i touch-point digitali, con un’esperienza utente comune e un’identità visiva unica in tutti i paesi. Grazie a queste iniziative si vedono già importanti risultati: più di 4 milioni di clienti in 11 mercati usufruiscono attualmente dei servizi dell’Hub».


Ecosistema della mobilità. Il minor consumo di automobili nel corso della pandemia sta accelerando il passaggio verso nuove forme di mobilità, anche più sostenibili. Un recente report di McKinsey stima che in Europa nel 2030 circoleranno un quarto delle vetture private che oggi intasano le nostre strade. L’impatto sulla RC Auto potrebbe essere devastante. Come è possibile evitare che le nuove forme di mobilità riducano la raccolta assicurativa? Il calo della RC Auto non potrebbe essere utilizzata per favorire un passaggio ad altre forme di copertura. Ad esempio per offrire alla clientela polizze infortuni per chi, in alternativa alla macchina, utilizza biciclette, monopattini o mezzi pubblici. Oppure per andare in direzione di un maggiore sviluppo delle polizze sanitarie?

«Oggi c’è un nuovo approccio alla mobilità: assicuriamo lo spostamento della persona, non più solo il mezzo. Generali è già diventata una compagnia in grado di offrire al cliente soluzioni modulari e personalizzate. Puntiamo ad offrire protezione e consulenza, a prescindere dai mezzi di trasporto che i clienti scelgono di usare. Inoltre, attraverso la nostra società Generali Jeniot, stiamo costruendo una piattaforma paneuropea con servizi innovativi per la mobilità urbana. È basata su una piattaforma IoT proprietaria e ad oggi connette oltre 1,5 milioni di dispositivi».


Telemedicina. Negli ultimi mesi, in molte aree del mondo, si è assistito ad un travolgente sviluppo della telemedicina, cioè dei consulti e diagnosi mediche a distanza, esami medici a distanza e vendita a distanza di farmaci. Alcuni recenti annunci di Generali fanno capire che la compagnie già sta investendo in questo settore (joint venture in Francia con Sanofi, Capgemini e Orange, joint venture in Germania con una insurtech israeliana per esami clinici a distanza). Con quale strategia? In che modo immaginate lo sviluppo della telemedicina in Italia, come supporto ai servizi della medicina di base che durante la pandemia hanno mostrato profonde carenze o, piuttosto, come estensione dei servizi già forniti dalle attuali polizze sanitarie?

«L’innovazione e i dati sono diventati essenziali nel settore sanitario. Stiamo accelerando lo sviluppo di un approccio basato sui dati e di competenze relative ad Advanced Analytics e Intelligenza Artificiale. La piattaforma che abbiamo lanciato in Francia con Sanofi, Capgemini e Orange va esattamente in questa direzione. Anche in Italia abbiamo fatto grandi passi avanti nel disegnare un’offerta innovativa nel settore della salute: la nostra soluzione Immagina Benessere punta infatti a proteggere i clienti promuovendo uno stile sano, mirato sulle necessità del singolo individuo ma estendibile a ogni componente del nucleo familiare; a questa si affiancano i servizi salute di Generali Welion. Non dimentichiamo infine che Generali è il partner europeo esclusivo di Vitality, un’innovativa piattaforma per il benessere e la salute, che incentiva comportamenti virtuosi. Lavoriamo costantemente sul fronte dell’innovazione sia internamente, sia collaborando con le principali controparti tecnologiche, dalle start-up ai grandi leader industriali, dagli incubatori di imprese al mondo della ricerca».


Fonte: Intermedia Channel

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