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Le conoscenze finanziarie, assicurative e previdenziali degli italiani





L’alfabetizzazione finanziaria rappresenta un tema sempre più importante nel nostro Paese. Così come ha sottolineato la Banca d’Italia in una recente audizione parlamentare il possesso di competenze utili a livello individuale per compiere scelte economiche in maniera responsabile e consapevole accresce il benessere economico e finanziario delle persone; è una condizione non solo per l’inclusione finanziaria ma anche per quella economica e sociale; assicura maggiore capacità di autotutela; contribuisce a una cittadinanza attiva e consapevole; aiuta anche il corretto funzionamento dei mercati, contribuendo, così, alla stabilità finanziaria.


Va poi evidenziato come il Disegno di legge che prevede interventi a sostegno della competitività dei capitali che sta percorrendo l’iter parlamentare inserisce l’educazione finanziaria, in particolare i temi della finanza personale, del risparmio e dell’investimento , nell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, stabilendo che essa rientri esplicitamente nelle conoscenze e negli obiettivi specifici di apprendimento.


Ma quale è il livello delle conoscenze finanziarie, assicurative e previdenziali in Italia? Molto interessanti a tal proposito le evidenze contenute nel Rapporto annuale Edufin del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e Doxa pubblicato nello scorso mese di luglio in vista del Mese nazionale dell’educazione finanziaria che si celebra ogni anno ad ottobre. Il grado di soddisfazione medio delle famiglie per la propria situazione economico‐finanziaria rimane basso (5,68 su scala 1‐10) ed è in lieve peggioramento rispetto al 2022 (5,74). La quota di famiglie che arriva con difficoltà a fine mese rimane elevato (59%). Tra i comportamenti adottati dai decisori economici per far fronte all’inflazione, si nota la riduzione dei consumi superflui (56,8%) e il ricorso a canali di vendita più a buon mercato (32,3%); circa un terzo delle famiglie ha modificato le proprie abitudini di risparmio (28,5%) .


I principali fattori di stress finanziario sono rappresentati dall’aumento dei prezzi di beni alimentari ed energetici (54,3%), dalla paura di non avere risparmi sufficienti per affrontare le emergenze (24,5%) e dall’aumento dei tassi d’interesse (20,1%) . Meno della metà (44,3%) dei decisori economici delle famiglie italiane conosce 3 concetti di base di finanza; la percentuale si riduce notevolmente tra coloro con redditi bassi, tra le donne e i residenti al Sud.

Considerando invece le conoscenze effettive sui tre concetti di base, inflazione, tasso di interesse e diversificazione del rischio, anche noti come le “big three”, si nota uno scostamento nell’ordinamento della conoscenza effettiva rispetto a quella percepita. Lo scostamento è positivo per i concetti di tasso d’interesse (con il 71,6% degli intervistati che risponde correttamente alla relativa domanda) e di diversificazione del rischio (63,8% di riposte corrette). Per quanto riguarda l’inflazione, il 69,8% dei decisori finanziari ne comprende gli effetti sul potere di acquisto, un dato leggermente inferiore al livello di conoscenza percepita ma più alto rispetto agli anni precedenti.


Il livello delle conoscenze assicurative, sia di base che sui singoli prodotti, si conferma complessivamente non soddisfacente: in particolare, a fronte di basse conoscenze di base, le conoscenze sui singoli prodotti risultano anche notevolmente inferiori. Complessivamente, la percentuale di coloro che rispondono in maniera esatta alle domande sulla conoscenza assicurativa è considerevolmente più bassa di quella riferita agli altri concetti di conoscenza finanziaria di base.


Relativamente all’andamento nel tempo delle auto‐valutazioni, il confronto tra il 2022 e il 2023 mostra un leggero miglioramento dei deficit conoscitivi percepiti, benché ancora solo il 58,8 % degli intervistati ritenga di sapere cosa sia il capitale assicurato. Nel rapporto 2023 sono stati inseriti tre ulteriori quesiti: uno in materia di prodotti di investimento assicurativo (IBIP, ossia Insurance Based Investment Products), uno sulle polizze salute e uno sulle polizze long term care (ossia di assistenza a lungo termine). In generale il livello di conoscenza su questi temi si presenta molto basso, soprattutto con riferimento ai prodotti d’investimento, per i quali risponde correttamente solo il 13,8% degli intervistati. Molto significativo il fatto che il 63,9% degli intervistati non sappiano rispondere.


Per le polizze salute e long term care le risposte esatte aumentano, ma in ogni caso i risultati sono insoddisfacenti (risponde correttamente rispettivamente il 46,7% e il 40,2% degli intervistati). Per i prodotti long term care emerge anche una quota rilevante di soggetti che non hanno una corretta conoscenza dei rischi assicurabili: il 20,4% infatti ritiene non assicurabile il rischio di non autosufficienza. Si conferma poi la bassa conoscenza dei concetti di base previdenziali (meno del 50% risponde correttamente), ad un livello addirittura inferiore a quello raggiunto per la conoscenza di concetti finanziari . Solo il 17 % del campione è iscritto alla previdenza complementare Tra le ragioni della mancata adesione alla previdenza complementare prevale la presenza di vincoli di bilancio alla creazione di risparmi (26,5%); i più giovani preferiscono procrastinare le decisioni previdenziali.


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