Valori e lavoro possono convivere?




Ognuno di noi, a prescindere dalla propria posizione lavorativa, rispetta determinati valori professionali e ogni giorno si ritrova inevitabilmente a fare i conti con la soddisfazione o meno di questi ultimi. Scegliere tra il proprio lavoro o i propri valori è molto difficile ma è fondamentale capire e raggiungere il giusto equilibrio, cercando di evitare di lavorare solo per il mero stipendio e anzi far prevalere quelli che sono tutti gli aspetti positivi della propria dimensione lavorativa.


Innanzitutto è importante rispondere alla domanda “cosa voglio?”. Le preferenze, infatti, variano da persona a persona: ad esempio c’è chi preferisce il valore economico e chi, invece, preferisce maggior tempo libero.


Un buon ambiente di lavoro deve fondarsi sulla convinzione che ogni dipendente sia, innanzitutto, una persona, e che il suo “essere al lavoro” sia un’unione inevitabile di competenze professionali e trasversali, temperamento, carattere e personalità. Un ambiente di lavoro favorevole, inoltre, non deve equivalere solo a premi, incentivi o benefit, ma anche a programmi personalizzati che favoriscano la conciliazione tra vita lavorativa e vita sociale. È il cosiddetto Work life balance, il cui obiettivo è la ricerca e il raggiungimento del “bene per tutti”, che si traduce nel miglioramento della qualità della vita.


Questo significa che, per ottenere il benessere aziendale, è necessario approfondire le necessità di ogni persona. Prima ancora dei valori, infatti, occorre mutare la mentalità stessa delle aziende: da un approccio orientato sulla quantità ad un approccio basato esclusivamente sulla qualità, dalla visione di dipendente a quella di risorsa umana su cui occorre investire tempo ed energie.


Questo sviluppo aziendale determina un miglioramento della percezione che ogni risorsa ha del lavoro nel suo complesso e che si fonda su 4 pilastri essenziali:

  • Sicurezza: le persone sentono di essere valorizzate professionalmente.

  • Appartenenza: ogni persona percepisce di far parte di un gruppo coeso e affiatato.

  • Autostima: si trae forza dal riconoscimento dei risultati propri e del team.

  • Autorealizzazione: il riconoscimento si consolida nel lavoratore “completandolo” come professionista e persona

I dipendenti e le dipendenti non sono più visti come subordinati, ma come un partner da affiancare nei progetti di vita. Proprio per questo noi di GENERALI ci definiamo PARTNER DI VITA, non solo dei nostri Clienti, ma di ciascuna risorsa che fa parte della nostra Azienda.


Una volta che abbiamo capito da cosa è composta la nostra catena dei valori, possiamo scegliere la realtà aziendale più in linea con essa. Ad esempio:

  • Se prediligiamo il benessere psicologico, ci dobbiamo orientare su realtà che accettano il work-life balance;

  • Se preferiamo lavorare con metodo e determinazione, ci dobbiamo rivolgere a realtà che organizzano il lavoro per obiettivi.


Capire qual è l’ambiente adatto a noi ci consente di essere motivati sul campo e appagati dal punto di vista personale.